Rarissimamente sul mio blog scrivo pezzi autoreferenziali. Ma mi è sembrato opportuno lasciare traccia (a futura e perenne memoria) di quanto da poco accadutomi.
Il 2 giugno 2013 ho postato sul mio spazio FaceBook un articolo in cui si racconta di un docente universitario sessantenne che, innamorato di una studentessa ventitreenne, le ha fatto pervenire il seguente biglietto: «Oggi volevo dirti alcune cose, ma non mi sembra possibile, come vedi non siamo soli. Per il momento desidero dirti solo che ti amo moltissimo». Prima dell'invio di quel biglietto, il docente non aveva mai agito in modo irrispettoso nei confronti della studentessa che peraltro comunicava con lui via e-mail (e se comunicava con lui via e-mail e gli raccontava gli affari suoi, non lo faceva certo perché costretta e minacciata). Subito la studentessa si è data da fare: ha fotocopiato il biglietto e lo ha diffuso fra i suoi colleghi d'università. Il docente è stato letteralmente sepolto da una valanga di fango. Inoltre è stato accusato al Rettore e dunque convocato per una lavata di faccia alla quale avrebbe contribuito anche la rappresentante degli studenti (del resto oggi le rappresentanti degli studenti arrivano a fare carriera, soprattutto se cronicamente fuori corso: magari diventano Assessori all'Istruzione e alla Formazione Professionale, come in Sicilia).
È un fatto che testimonia l'esistenza di gente sempre pronta a puntare il dito contro il prossimo, a non curarsi degli affari propri, a vedere il male ovunque, a giudicare, a sputtanare (ma sputtanare poi perché? Che cosa ha fatto di così terribile il professore?). È la testimonianza di quanto quest'Italia sia gretta, cortilistica, cattiva, ipocrita, marcia.
Commentando questa stessa notizia sulla bacheca facebookiana di un amico, m'imbatto nelle parole di una (sottolineo e urlo) INSEGNANTE di filosofia di scuola superiore. Quest'ultima commenta la notizia affermando che il professore ha superato il limite e che se un fatto del genere fosse accaduto alla propria figlia (la commentatrice specifica di avere una figlia esattamente ventitreenne come la protagonista del fatto), le avrebbe pure consigliato di rivolgersi al Rettore. Anzi specifica che - secondo lei - è probabile che il professore sia solo un furbastro. Poi conclude con quattro righe sull'amore e su "trascinamenti" di sorta verso il baratro (o qualcosa del genere) cui l'amore porta (una conclusione un po' delirante che non si capisce dove vada a parare e che olezza di parole da pizzini dei baci Perugina). Riassunto così, il commento non rende. Ma chiunque l'avesse letto, avrebbe colto la grettezza di una moralista pelosa, ad onta della laicità cui (come si vedrà fra poco) si appella.
Lo scambio fra me e lei ha avuto un breve seguito privato. Ecco il messaggio che ho ricevuto dalla filosofa.
«Io detesto gli omofobi, i razzisti, chi è contrario all'eutanasia. Sono atea, anarchica e incazzata. Blateri come un berlusconiano del cazzo e io sono allergica ai destroidi improvvisati che sanno solo esclamare sui social network e poi sui propri siti fanno gli eruditi per autocelebrarsi. Io scrivo contro il potere, dichiaro le mie idee, sfido l'autorità, la prendo in giro se necessario. Tu esclami qua e là, inviando sentenze, giudicando, usando false identità. Che cosa insegni ai tuoi alunni? Che dicendo puttana, minchia e cazzo si dimostra di non essere moralisti? Che classe docente di merda abbiamo in Italia. Un disastro. Vedi sono portata per le lingue. La tua si fa presto ad apprenderla».
Mi pare singolare che uno - come me - che difende il professore passa (cito alla lettera) per «berlusconiano del cazzo», «destroide improvvisato», uno che «sa solo esclamare sui social network» (peraltro mi turba parecchio l'uso assoluto di «esclamare» non seguito dall'oggetto. Non so quale italiano parli la professoressa. E dire che si vanta di scrivere). Il resto si commenta da sé (compreso forse un certo senso di inadeguatezza provato dalla commentatrice mentre visitava il mio blog. Sarebbe poi bello sapere a quale mia falsa identità si riferisca). Siamo messi molto male (ribalto la valutazione che ella stessa ha confezionato su di me) se in Italia esistono insegnanti come questa poveretta. Non manderei mai un figlio mio da una come lei. Poi la menzione dell'omofobia mi incuriosisce molto, se riferita a me: io sarei omofobo?
Una cosa sola condivido. E cioè il fatto che la tizia si senta «portata per le lingue». Forse vorrebbe usare la sua (magari sogna di essere reclutata ad Arcore), ma il suo moralismo artificiale glielo impedisce. E ne nasce la frustrazione. E i frustrati vedono solo il male nel prossimo. La sinistra (quella italiana in particolare) è anche questa.
Ivo Flavio Abela
Il 2 giugno 2013 ho postato sul mio spazio FaceBook un articolo in cui si racconta di un docente universitario sessantenne che, innamorato di una studentessa ventitreenne, le ha fatto pervenire il seguente biglietto: «Oggi volevo dirti alcune cose, ma non mi sembra possibile, come vedi non siamo soli. Per il momento desidero dirti solo che ti amo moltissimo». Prima dell'invio di quel biglietto, il docente non aveva mai agito in modo irrispettoso nei confronti della studentessa che peraltro comunicava con lui via e-mail (e se comunicava con lui via e-mail e gli raccontava gli affari suoi, non lo faceva certo perché costretta e minacciata). Subito la studentessa si è data da fare: ha fotocopiato il biglietto e lo ha diffuso fra i suoi colleghi d'università. Il docente è stato letteralmente sepolto da una valanga di fango. Inoltre è stato accusato al Rettore e dunque convocato per una lavata di faccia alla quale avrebbe contribuito anche la rappresentante degli studenti (del resto oggi le rappresentanti degli studenti arrivano a fare carriera, soprattutto se cronicamente fuori corso: magari diventano Assessori all'Istruzione e alla Formazione Professionale, come in Sicilia).
È un fatto che testimonia l'esistenza di gente sempre pronta a puntare il dito contro il prossimo, a non curarsi degli affari propri, a vedere il male ovunque, a giudicare, a sputtanare (ma sputtanare poi perché? Che cosa ha fatto di così terribile il professore?). È la testimonianza di quanto quest'Italia sia gretta, cortilistica, cattiva, ipocrita, marcia.
Commentando questa stessa notizia sulla bacheca facebookiana di un amico, m'imbatto nelle parole di una (sottolineo e urlo) INSEGNANTE di filosofia di scuola superiore. Quest'ultima commenta la notizia affermando che il professore ha superato il limite e che se un fatto del genere fosse accaduto alla propria figlia (la commentatrice specifica di avere una figlia esattamente ventitreenne come la protagonista del fatto), le avrebbe pure consigliato di rivolgersi al Rettore. Anzi specifica che - secondo lei - è probabile che il professore sia solo un furbastro. Poi conclude con quattro righe sull'amore e su "trascinamenti" di sorta verso il baratro (o qualcosa del genere) cui l'amore porta (una conclusione un po' delirante che non si capisce dove vada a parare e che olezza di parole da pizzini dei baci Perugina). Riassunto così, il commento non rende. Ma chiunque l'avesse letto, avrebbe colto la grettezza di una moralista pelosa, ad onta della laicità cui (come si vedrà fra poco) si appella.
Lo scambio fra me e lei ha avuto un breve seguito privato. Ecco il messaggio che ho ricevuto dalla filosofa.
«Io detesto gli omofobi, i razzisti, chi è contrario all'eutanasia. Sono atea, anarchica e incazzata. Blateri come un berlusconiano del cazzo e io sono allergica ai destroidi improvvisati che sanno solo esclamare sui social network e poi sui propri siti fanno gli eruditi per autocelebrarsi. Io scrivo contro il potere, dichiaro le mie idee, sfido l'autorità, la prendo in giro se necessario. Tu esclami qua e là, inviando sentenze, giudicando, usando false identità. Che cosa insegni ai tuoi alunni? Che dicendo puttana, minchia e cazzo si dimostra di non essere moralisti? Che classe docente di merda abbiamo in Italia. Un disastro. Vedi sono portata per le lingue. La tua si fa presto ad apprenderla».
Mi pare singolare che uno - come me - che difende il professore passa (cito alla lettera) per «berlusconiano del cazzo», «destroide improvvisato», uno che «sa solo esclamare sui social network» (peraltro mi turba parecchio l'uso assoluto di «esclamare» non seguito dall'oggetto. Non so quale italiano parli la professoressa. E dire che si vanta di scrivere). Il resto si commenta da sé (compreso forse un certo senso di inadeguatezza provato dalla commentatrice mentre visitava il mio blog. Sarebbe poi bello sapere a quale mia falsa identità si riferisca). Siamo messi molto male (ribalto la valutazione che ella stessa ha confezionato su di me) se in Italia esistono insegnanti come questa poveretta. Non manderei mai un figlio mio da una come lei. Poi la menzione dell'omofobia mi incuriosisce molto, se riferita a me: io sarei omofobo?
Una cosa sola condivido. E cioè il fatto che la tizia si senta «portata per le lingue». Forse vorrebbe usare la sua (magari sogna di essere reclutata ad Arcore), ma il suo moralismo artificiale glielo impedisce. E ne nasce la frustrazione. E i frustrati vedono solo il male nel prossimo. La sinistra (quella italiana in particolare) è anche questa.
Ivo Flavio Abela


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