venerdì 11 novembre 2011

"Hic" (il "nunc" non importa)

Giancarlo Montelli (illustratore)
"Il cavaliere inesistente"
«Tutto questo che ora contrassegno con righine ondulate è il mare, anzi l'Oceano. Ora disegno la nave su cui Agilulfo compie il suo viaggio, e più in qua disegno un'enorme balena, con il cartiglio e la scritta 'Mare Oceano'. Questa freccia indica il percorso della nave. Posso fare pure un'altra freccia che indichi il percorso della balena; to': s'incontrano. In questo punto dell'Oceano dunque avverrà lo scontro della balena con la nave, e siccome la balena l'ho disegnata più grossa, la nave avrà la peggio. Disegno ora tante frecce incrociate in tutte le direzioni per significare che in questo punto tra la balena e la nave si svolge un'accanita battaglia. Agilulfo si batte da suo pari e infligge la sua lancia in un fianco del cetaceo. Un getto nausenate d'olio di balena lo investe, che io rappresento con queste linee divergenti» (Italo Calvino, «Il cavaliere inesistente», I edizione Oscar grandi classici maggio 1996, cap. IX, p. 385).

In realtà il capitolo IX di quello che è il terzo (ma che Calvino stesso considerò ora il primo, ora il terzo) romanzo della cosiddetta "trilogia araldica" andrebbe letto per intero. È infatti il capitolo in cui si condensa il potenziale iconico (anzi cartografico) della scrittura. Com'è ben noto, Calvino narra per bocca (o per mano) di una monaca (di cui solo alla fine si scoprirà la vera identità), costretta a scrivere dalla sua superiora. La monaca sostiene in più d'un luogo che scrivere (narrare) è difficile e dunque, verso la conclusione del romanzo, è esausta e "abdica" in favore di una rappresentazione "cartografica" (pongo il termine fra virgolette alte in quanto lo uso in accezione connotata e non letterale): ne viene fuori un testo "ossimoricamente" verbo-visivo in quanto è visivo pur non contenendo alcuna immagine (infatti è realizzato in linguaggio verbale). Quella calviniana sembra qui una visione piuttosto strutturalista e desaussuriana del linguaggio verbale: De Saussure diceva che nella nostra mente si creano immagini acustiche quando sentiamo una parola. Ma noi potremmo aggiungere che si creano immagini visive quando la leggiamo, com'è il caso di chi legge un romanzo. Calvino va ancora più in profondità: crea la figura dello scrittore (non il pittore, il fotografo, ecc. ecc., ma lo scrittore) che si esprime per immagini verbali. Penso sia uno dei casi più eclatanti di "fusione" fra codici.

E per libera associazione mentale penso all'«Atlante di filosofia» pubblicato nel 2009 da Einaudi (http://www.einaudi.it/libri/libro/elmar-holenstein/atlante-di-filosofia/978880619825): un enorme rappresentazione cartografica del pensiero e della sua evoluzione, in cui (finalmente) domina lo spazio e dunque domina la simultaneità, non più il tempo, come nelle tradizionali storie del pensiero filosofico (cui si affiancano quelle della letteratura, dell'arte, della musica, ecc. ecc.). Ciascuno adesso può scegliere il proprio percorso.

Ivo Flavio Abela

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