domenica 19 agosto 2018

«Picnic sul ciglio della strada» di Arkadij e Boris Strugačkij

E così ho finalmente letto «Picnic sul ciglio della strada» di Arkadij e Boris Strugačkij, i due maestri della letteratura fantascientifica russa che usavano firmare i loro libri sempre in coppia. Non è certo il mio genere letterario preferito, ma sapere che questo romanzo ha ispirato ad Andrej Tarkovskij «Stalker», il celebre film realizzato nel 1979, e che i due fratelli scrittori parteciparono alla redazione della sceneggiatura insieme al regista, mi ha spinto a procurarmelo e a leggerlo d'un fiato. Duecentosei pagine coinvolgenti, dotate di un ritmo incalzante, se si eccettua la terza parte, in cui si svolge anche il lungo dialogo tra Richard H. Noonan, responsabile della fornitura di materiale da studio alla filiale di Marmont dell'Istituto delle Civiltà Extraterrestri, e Valentin Peelman, scambio di idee da cui emergerebbe un intento filosofeggiante (che, insieme al messaggio veicolato dal finale, dovette costituire l'elemento di massima attrazione per Tarkovskij stesso).

In una sorta di Prologo, è riportata l'intervista proprio a Valentin Peelman, vincitore del Nobel per la Fisica, cui si attribuisce la scoperta del radiante omonimo. Per spiegare che cosa sia, il fisico si serve di un esempio: immaginiamo di fare fuoco contro una sfera mentre essa è in movimento. Quando la fermeremo, noteremo che i fori prodotti sulla sua superficie sono disposti lungo una curva regolare. Analogamente gli extraterrestri hanno visitato la Terra in sei luoghi, chiamati Zone, disposti sulla superficie del pianeta lungo una curva regolare. Essi coincidono con i fori che sarebbero stati provocati dai proiettili lanciati contro il pianeta da una gigantesca arma da fuoco, se questa fosse stata usata da un agente posto sulla traiettoria Terra-Deneb. Uno dei luoghi visitati dagli alieni è Marmont, di cui non vengono fornite le coordinate geografiche (ma si pensa che Marmont dovesse trovarsi, nella fantasia degli autori, in Canada o in Australia. Comunque in un paese di lingua anglosassone).

Come se avessero fatto nient'altro che un picnic sul ciglio di una strada, gli alieni devono essere discesi, devono avere compiuto qualcosa di simile a un soggiorno con gozzoviglia inclusa e hanno lasciato una notevole quantità di oggetti molto strani (un po' come la gente che, concluso un picnic, lascia i propri rifiuti), di cui si parlerà lungo tutto il romanzo: i gusci, per esempio, che sono costituiti da due dischi di rame tra i quali insiste solo il vuoto; la gelatina di strega, sorta di gas capace di uccidere chi lo respira; gli spruzzi neri, sfere in grado di rallentare la luce riducendone la frequenza; l'etak, una batteria inesauribile. Il più importante sembra essere la Sfera d'Oro, che è in grado di realizzare i desideri più intimi. Tali oggetti vengono procurati dagli stalker che agiscono a volte per conto di istituti di ricerca seri, ma anche clandestinamente dietro il pagamento di ingenti somme di danaro da parte di persone che poi rivendono gli oggetti stessi a prezzi notevolmente maggiorati. Due stalker sono particolarmente degni di menzione: il protagonista del romanzo, Redrich Schouart, detto Roscio, che ha ventitré anni quando viene per la prima volta menzionato e poi trentuno nel finale, e Beccamorti Burbridge, uomo anziano e privo di scrupoli, padre di una bella ragazza e di un giovane avvocato. Beccamorti perderà le gambe proprio a causa del contatto con una sostanza terribile trovata nella Zona e che non mancherà di ingaggiare lo stesso Roscio per andare a procurargli la Sfera d'Oro, nella speranza di potere riottenere le gambe che gli sono state amputate fino a sotto le ginocchia.

A Marmont, ed è lecito supporre in ogni località visitata dagli alieni, avvengono anche fatti strani: nascono bambini mutanti, proprio come la figlia di Roscio che è ricoperta da una strana peluria dorata (viene infatti chiamata affettuosamente Scimmietta) e che con l'andare del tempo smette di essere, quantomeno dal punto di vista razionale, un essere umano; si aggirano i morti viventi, come il padre di Roscio che, deceduto prima della visita degli alieni, esce dalla tomba, si reca nella casa ora abitata dal figlio, dalla nuora e dalla nipote, e inizia a vivere, pur morto, con loro. Per non dire delle disgrazie che accadono a cose e persone nei luoghi in cui si stabilisce chi proviene da Marmont. E poi ecco la Zona, cioè l'area in cui gli alieni hanno lasciato i loro "rifiuti": terribilmente pericolosa e piena di insidie, soprattutto di "tagliole", cioè di aree in cui la forza di gravità risulta pericolosamente consistente e viene tastata dagli stalker mediante il lancio di dadi. Gli stalker provetti come Roscio cercano di memorizzare, durante le loro spedizioni, gli itinerari meno pericolosi, così da ripercorrerli nelle spedizioni successive, Lo stesso Beccamorti fornisce a Roscio una cartina dettagliatissima della Zona, per il recupero della Sfera d'Oro, in cui è segnato tutto, compresi i punti in cui giacciono le spoglie di stalker meno abili che hanno lasciato la propria vita lì.

Durante la spedizione "finale" Roscio si fa accompagnare da una sorta di "grimaldello umano": il bel figlio di Beccamorti, cioè Arthur. E non si fa scrupoli nel sacrificarlo, mandandolo avanti a sé, in modo che possa eventualmente incappare per primo nei pericoli. Arthur perisce nel tragitto che separa Roscio dalla Sfera d'Oro. Ma l'abile stalker, al cospetto dell'oggetto tanto ambito, non ha più desideri da esprimere: né per sé, né per Scimmietta. Il finale è amaramente significativo.

Ivo Flavio Abela



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