domenica 7 gennaio 2024

Tra incubi ancestrali e il sogno della Terra Promessa. "La ballata delle anime inutili" di Tommaso Avati

È il 1938. Nel Gargano una famiglia contadina vive la propria esistenza mantenendosi con quanto la terra produce. Per farla produrre servono maschi: preferibilmente figli, così da non dovere pagare eventuali lavoranti. Un padre votato al Fascismo, una madre morta e sepolta con l'abito della nuora tra le mani (non ne ha mai avuto uno al di fuori di quello che ha indossato fino alla morte: non proprio il massimo per portarselo nella bara), cinque figli (tanti quanti le dita di una mano) tutti maschi fuorché una cui si può ricollegare il titolo (un vero errore mai digerito dal padre: una femmina e pure incapace di fare qualsiasi cosa): vivono tutti (nuore e nipoti compresi) in una casa che all'unica figlia femmina sembra animata. L'abitazione comprende poche stanze e poi una, al piano superiore, in cui si può stare solo se si deve procreare (ma all'occorrenza anche quando si muore), dominata da un'immagine di San Giuseppe (il padre dei padri). Di tutto ciò narra il bellissimo La ballata delle anime inutili di Tommaso Avati (Neri Pozza, 2023).

Testo coinvolgente e magico soprattutto nelle prime due delle tre parti, magnetico e storicamente intrigante nella terza. Avati è stato abile appunto nel rendere il passaggio dalle atmosfere pregne di magia ancestrale delle prime due parti (la magia delle credenze popolari, della cultura contadina, della famiglia patriarcale, dell'idea popolare di morte), alla terza parte cronachistica e storica, quasi volesse condurre il lettore dall'alveo di un grembo materno (la casa in cui vive la famiglia patriarcale è tale insieme alla terra), dove tutto si perde nel liquido amniotico delle credenze ereditate dagli avi (le fave rendono più fertili le donne, per cui una delle nuore finisce per mangiarne fino a stare male e, in un parossistico delirio in cui bulimia e depressione si fonderanno, non avrà altra scelta che morire suicida), alla luce della storia (il dato storico della conversione all'ebraismo di una notevole quantità di famiglie nel Gargano, il campo delle displaced persons, la corsa affannata e non sempre facile verso la Palestina: il sogno della Terra Promessa per molti Ebrei "originali" e convertiti).

Tutto ciò viene realizzato mediante una lingua pulita, priva di sbavature e lontana dalla ricerca di effetti di sorta, serena, grazie alla quale si animano di poesia alcune immagini ricorrenti: quella del vento, per esempio, che sembra ora annunciare qualcosa, ora costringere a fare i conti con la propria coscienza. O certi temi che contribuiscono a conferire ritmo allo sviluppo della narrazione: quello delle parole, per citarne uno, e del senso, quasi ontologico, loro proprio. Avati dà del resto voce quasi a tutti i membri di questa famiglia: ciascuno racconta una parte delle vicende e ciò conferisce al narrato leggerezza. Non è necessario però rivelare altro.

Chi conosce la prova precedente di Tommaso Avati, il pure bellissimo Il silenzio del mondo (se n'è parlato qui: https://ivoflavio-abela.blogspot.com/2022/06/incomunicabilita-segni-parole-e-amore.html), si accorgerà del fatto che La ballata delle anime inutili è del tutto diverso e ciò ci dà la prova della disinvoltura con cui Tommaso riesce a muoversi in ambiti tematici profondamente diversi gli uni dagli altri, mantenendo però inalterata la capacità di rapire il lettore.

Ivo Flavio Abela

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