giovedì 18 aprile 2013

Diocleziano contro Plutarco (libera ermeneusi)

Plutarco

Plutarco - nelle sue coppie di biografie - accosta un personaggio greco ad uno romano sulla base di caratteristiche spesso forzatamente accomunanti. E ben sappiamo che quell'accostamento è in realtà una contrapposizione che spesso denuncia (soprattutto - ovvio - quando tale contrapposizione fosse espressa più o meno platealmente da un romano) l'inferiorità dei romani rispetto ai greci (che esiste dalle origini in fondo: si pensi agli intenti con cui è scritto il «Bellum Poenicum» da Nevio. Sono intenti denuncianti un chiaro complesso d'inferiorità culturale).

Plutarco per fortuna è un greco e non ha bisogno di sentirsi inferiore (appunto perché greco), ma è consapevole del fatto che Occidente e Oriente sono e sempre saranno inconciliabili: nelle sue biografie si prefigura la scissione definitiva di un Occidente (che poi cadrà per mano delle popolazioni del Nord e a causa di problemi economici) da un Oriente che resisterà molto più a lungo, una volta privato del ramo secco rappresentato dall'Occidente. Plutarco prefigura l'inevitabile scissione. Il messaggio mi pare chiaro: «Siamo più forti di voi. E lo siamo perché siamo più antichi e il nostro ethos è più prestigioso del vostro».

Diocleziano con la Tetrarchia realizza un ultimo tentativo (perché il suo è davvero l'ultimo tentativo "italocentrico" in tal senso) di tenere abbarbicati l'uno all'altro l'Occidente e l'Oriente. Lo fa dando un colpo al cerchio e uno alla botte: rafforzando la divisione (Occidente e Oriente avranno ciascuno il suo Augusto e il suo Cesare), ma cercando intanto di tenere ricucite le parti divise (ecco perché si contrappone a Plutarco, nella cui ideologia le due parti invece non possono che essere divise. Ed ogni tentativo di cucitura è inutile). Poi emana una misura fiscale (la capitatio-iugatio) che affama alcune aree dell'Impero e ne favorisce altre (non è un esperto "demologo" e ignora che cosa sia la densità demografica). Anche se è fin troppo scaltro: alla fine se ne lava le mani e sceglie Spalato, dimostrando indifferenza nei confronti di un nuovo assetto.

I Tetrarchi (Venezia)
In verità l'Impero Romano è già finito alla fine del II secolo: la rinascenza voluta da Adriano non ha nulla in comune con quella augustea. Quest'ultima era funzionale alla canonizzazione dell'ideologia imperiale, mentre quella adrianea è più estetica ed è la spia di un decadentismo che viene poi abbracciato in pieno da Marco Aurelio. Dopodiché l'Impero Romano (d'Occidente) diverrà un fantasma. E Costantino infatti sarà un imperatore "orientale".

In fondo basta guardare l'abbigliamento dei quattro personaggi qui rappresentati:
l'Occidente qui non si fonde con l'Oriente, ma s'inchina al suo cospetto. È un mondo nuovo, "moderno". O tardoantico: certo. Ed è un tardoantico che, quando Diocleziano arriva al potere, è già in corso da almeno un secolo.

Ivo Flavio Abela

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